Maria Rosanna Fossati
Design, Architecture & Art

Parallelamente al percorso professionale, esiste un fil rouge che mi accompagna da sempre: la riflessione sul corpo come entità immersa nelle dimensioni spazio-tempo. Spronata inconsciamente ad interpretare il linguaggio del corpo come epifania della semiosi sociale, ho indagato me stessa,forma che, attraverso una luce decisa, segnava nell’obbiettivo di una macchina fotografica riflessioni sull’importanza dell’estetica nell’era dell’immagine. La ricerca sul corpo e sulle emozioni del corpo ha preso forma grazie all’incontro con la dott.ssa Bertelè, la quale ha saputo stimolare in me un percorso di esplorazione, conoscenza e ricerca di consapevolezza del sé. Il corpo inteso come fenomeno sociale, ha trovato espressione attraverso l’incontro dei fotografi Corrado Maria Crisciani, Luciano Soave e Gianni Baggi. Da qui è scaturito un ciclo di mostre che hanno esposto autoscatti di grande formato in cui, still life, il corpo è rappresentato come un oggetto, su sfondo bianco, obbiettivo, ma descritto da un’unica luce che crea forti contrasti. Tensione che si viene a creare tra la lettura estetica e quella sociale degli scatti. L’università offre occasioni per approfondire i temi della progettazione accessibile: dal punto di vista progettuale anche grazie all’incontro con A. Mendini e dal punto di vista più concettuale grazie all’incontro con Beppe Finessi. Giuseppe Caglioti con il suo “Eidos e psiche” ha avuto grande rilievo sul sentiero delle mie riflessioni. I miei studi universitari, presso la Facoltà del Design del Politecnico di Milano, si concludono con una tesi metaprogettuale dal titolo: “Morfologia e semiotica del progetto incentrato sulle diversità dell’uomo”.

Questa tesi tratta di progettazione inclusiva e si basa sull’idea che il corpo sia immerso in uno spazio artefatto progettabile, costituito da una parte fisica e da una sociale. Concependo il lavoro del progettista come ricerca di equilibrio tra forma e funzione, arte e scienza, bello e buono, oggetto della tesi è la dimostrazione che, attraverso l’estetica, gli spazi, gli oggetti ed i servizi possano trasmettere valori inclusivi. Concetti che socialmente e razionalmente non vengono altrimenti accettati. Il fil rouge si ripropone nello studio del sistema corpo.[protesi].arte attraverso l’incontro con l’artista italo-canadese Gennaro De Pasquale e la performance fatta con Duty Gorn; mentre nel mondo professionale ho continuato ad indagare il sistema corpo.[protesi].spazio attraverso il tirocinio con l’architetto Giovanni Del Zanna in HBgroup e il sistema corpo.[protesi].funzione grazie all’incontro con Gianni Arduini. Oltre alla libera professione e ad attività di consulenza per privati ed aziende sulle tematiche dell’accessibilità, ho iniziato, contestualmente, a sperimentare il mio corpo come strumento per la comunicazione; il corpo come linguaggio, come se volessi aggiungere la variabile “tempo” al percorso iniziato con gli autoscatti. La danza ed il teatro sembrano essere strumenti utili per l’espressione di pensieri. Sul sentiero, importanti sono stati l’incontro con Valeria Cavalli e la collaborazione come performer con Caterina Sagna.


"Ero rimasta sola a Champoluc.

Ero rimasta sola a Champoluc. Mia mamma era stata richiamata a casa urgentemente e dovevo iniziare una settimana di terapia coi miei pazienti (settimane che, non a caso, si chiamano intensive per i ritmi che si tengono). Preoccupata, passeggiavo con il mio bambino di due anni: ”Chi me l’avrebbe tenuto mentre lavoravo?” Un bigliettino incollato alla vetrina di una macelleria trasformò, come spesso accade, un momento di difficoltà in una fortunata occasione di incontro. Fu così che conobbi Maria, appena diciottenne.…

Ci ha accompagnato in tante settimane intensive non solo a Champoluc. Un altro esempio di come, nella vita, nulla succede per caso. Ci siamo rese conto che nonostante gli anni di differenza condividevamo tante sensazioni ed emozioni; senza aver bisogno di tante parole per comunicarcelo, sappiamo che anche l’altra “sente” la commozione di un gesto nuovo in un bambino con problemi neurologici, un ballo, forse un po’ goffo, di una ragazzina inibita, la risata di un ragazzo ferito profondamente nel cuore e nel corpo. Il corpo, questo dono prezioso che ci permette di comprendere come siamo perché con il suo linguaggio di sensazioni, di piacere, di dolore ci dice se quello che stiamo facendo e che siamo corrisponde al nostro bambino interiore, che, solo sa di che cosa e di chi abbiamo bisogno per essere felici. Questo Sé interiore che parla nel corpo, per mezzo del corpo, che è il corpo. Il corpo che ci permette di amare l’altro e di essere amati. Corpo che Maria ama e sa far amare, anche per mezzo di immagini."

testo di Laura Bertelè